Milano vista da… sotto

Quando si parla di Milano la prima immagine che salta alla mente è quella di una città moderna, frenetica, in evoluzione. Lo sguardo è rivolto verso l’alto, verso grattacieli che crescono sempre di più, in altezza e in numero. Ma se per una volta guardassimo in basso, anzi sottoterra, che cosa troveremmo?

«Un mondo di nicchia, poco conosciuto e valorizzato, ma che in realtà racconta una parte fondamentale della storia della città», risponde Valeria Gerli, guida turistica e collaboratrice Aster, società specializzata nella ricerca sui beni culturali e sulla promozione della Milano archeologica. Una storia molto antica che inizia all’epoca dei celti, passa per quella dei romani e arriva al
secondo dopoguerra. Una storia di cui il sottosuolo, anche a pochi metri di profondità, porta indelebili i segni. Stiamo parlando di fondazioni di teatri romani, bunker anti aerei, decine di chilometri di canali coperti e cripte.
Ma andiamo per ordine.

Area archeologica del Duomo di Milano

«Nel 1888, nel centro storico di Milano, che ai tempi era poco più grande dell’odierna area C, l’ingegner Felice Poggi ha censito 156 km di canali. I primi furono costruiti dai celti, poi i romani, che erano degli ottimizzatori, hanno proseguito i lavori», spiega lo speleologo e fondatore di Scam (Associazione Speleologia Cavità Artificiali Milano), Gianluca Padovan. Ciò che si trova sotto (fino ai dieci metri di profondità) dice molto di Milano, come il suo passato di città d’acqua: «Sotto terra si vede chiaramente come fosse interamente percorsa da canali», prosegue, «un esempio si può trovare all’altezza di via Molino delle Armi. Sotto, il vano dove girava la ruota del molino, che dà il nome alla via, esiste ancora. Chiaramente non c’è più il molino, non c’è più la ruota, ma il canale, con questa impronta semicircolare, e il salto, ci sono ancora». Canali e canali che servivano per l’irrigazione dei campi, per il trasporto ma soprattutto per la difesa. Fu l’architetto medievale Guintelmo a realizzare, a partire dal 1156, la cerchia di canali protettivi della città quando si insediò Federico Barbarossa, ai tempi in cui era capitale dell’Impero Romano d’Occidente (dal 286 al 402 d.C. ndr).

«Quella della Milano romana è una storia lunga che dura per tutta l’epoca imperiale, a partire da Giulio Cesare Augusto», prosegue Gerli, «di questo periodo rimangono dei resti di fondazioni di edifici romani che giacciono qualche metro al di sotto del nostro piano di calpestio attuale, a una
profondità che varia a seconda dei punti della città, da un metro e mezzo a due metri. Questo perché Milano sorge su un terreno alluvionale, non è mai stato possibile creare una città ipogea in negativo. Ciò che possiamo incontrare sono quindi quei muri che stavano sottoterra già in antico, salvo rare eccezioni». Come il Teatro Romano, un enorme edificio da spettacoli
completamente smantellato durante il Medioevo ma di cui rimangono i muri di fondazione che giacciono al di sotto del palazzo della Borsa e della Camera di Commercio: «Siamo in situazioni private, perciò non è semplice accedervi. La Camera di Commercio però ha allestito un percorso di visita su richiesta. Non immaginiamoci di trovare l’edificio intero, ma è comunque molto bello scendere le scale moderne della Camera e ritrovarsi a livello antico».

La storia è dove non te l’aspetti. È nelle cantine della Biblioteca Ambrosiana, dove sono conservate le lastre della pavimentazione del Foro Romano, visibili anche nella cripta della Chiesa del Santo Sepolcro. È sotto i numeri dispari di via Montenapoleone, nei depositi dei negozi, dove ci sono i resti delle mura romane, o sotto la Cappella di Sant’Aquilino, nella Basilica di San Lorenzo, le cui fondazioni sono state fatte con i blocchi dell’antico Anfiteatro Romano. È nei box auto e nelle cantine degli edifici del centro storico, che nascondo diversi casi di pavimenti a mosaico. Tutti luoghi difficilmente accessibili ma di grandissimo valore storico e artistico. «Un esempio bellissimo sono i mosaici in via Amedei, gli unici mosaici policromi e figurati di Milano. Un grande pavimento che è stato ritrovato intorno agli anni ’70, dall’archeologo Mario
Mirabella Roberti, durante la costruzione dei garage di una stupenda dimora del ‘700».

A partire dal 313 d.C., con l’Editto di Milano attraverso il quale l’Imperatore Costantino concede la libertà di culto, inizia a svilupparsi invece l’architettura cristiana: «la città si dota così di un complesso episcopale, una situazione molto complicata nell’area dove oggi sorge il Duomo», continua Gerli. «Per costruirlo sono stati progressivamente demoliti questi edifici più antichi del quarto e quinto secolo. Sappiamo così che sotto il Duomo c’è un precedente: la Basilica Invernale, la Basilica Estiva, e in mezzo il Battistero». Di questo immenso complesso oggi sono ancora visibili, in corrispondenza del sagrato,
pavimentazione e muri del Battistero, e l’abside della grande Basilica Estiva di Santa Tecla. «In realtà i suoi resti sono visitabili, oltre che con il classico biglietto della cattedrale, anche dal mezzanino della metropolitana che collega la linea gialla alla linea rossa, dove è collocata una grande vetrina».
Ma così come la fermata della metro Duomo conserva Santa Tecla, anche Stazione Centrale ha il suo museo, l’antico Binario 21, che si trova proprio al di sotto dei binari passeggeri, da cui partivano i treni diretti ai campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale.
«Oggi è il memoriale della Shoah, un percorso a tema dove si possono vedere i vagoni merce su cui viaggiavano i deportatiti», spiega Paola Caronni, fondatrice della pagina Instagram (da 18 mila follower) Milano in Tour.
Passiamo quindi all’epoca contemporanea, le cui testimonianze sono disseminate in giro per la città ma purtroppo poco o per nulla accessibili: «Come il vecchio Albergo Diurno», continua «una struttura anni ’20 che ricalca quella degli alberghi diurni londinesi, spazi sotterranei in cui erano presenti servizi come parrucchieri, docce, vasche e barbieri messi a disposizione degli abitanti e dei passeggeri in transito per rilassarsi e rassettarsi. Quello di Milano si trova a Porta Venezia e al suo interno sono ancora presenti tanti arredi déco e addirittura le piastrelle originali». C’è poi il filone dei rifugi anti aerei risalenti alla Seconda Guerra mondiale, come il Rifugio Breda a Parco Nord o il Rifugio 87 di viale Bodio, unici visitabili. «Purtroppo, il sottosuolo milanese, non è sfruttato in modo attivo perché spesso poco accessibile. In tutte le città i sotterranei sono di grande suggestione e molto efficaci turisticamente». D’accordo con Caronni è anche Padovan: «Si dovrebbe turisticizzare alcuni di questi luoghi, che nel caso dei canali aiuterebbe anche a risolvere il problema della sporcizia e dei rifiuti che vi finiscono all’interno. Si potrebbero per esempio aprire al pubblico tratti iconici, come Roggia Castello e Roggia Rigosella, che era erano quelli che servivano ad alimentare l’arena civica, o la Bolagnos, che invece passa sotto via Francesco Sforza».

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